ORATORIO  E  LABORATORIO

DI  RADIONICA  E  RADIOBIOLOGIA

CALLEGARI

           L’ORATORIO nasce con la fortuita visione dello sceneggiato televisivo “Preferisco il Paradiso”, nel momento in cui San Filippo Neri (un grande, come sempre, Gigi Proietti), al cospetto del Papa, affrontando le avversità di un Clero e di una società tutt’altro che  attenti e dediti a porgere una mano ai bisognosi (in questo caso i ragazzini poveri e soli, abbandonati da tutti e facili prede della delinquenza), manifesta il suo progetto di un “oratorio” in cui accogliere tutti quei ragazzini per seguirli ed aiutarli a crescere, restare puliti ed apprendere un mestiere. Ed è così forte, illuminato ed estatico tale momento che l’ORATORIO è “scoppiato” in me, e l’ho immediatamente adottato, con lo stesso entusiasmo, per accogliere gli incontri di Radionica e Radiobiologia Callegari.

           Ed altrettanto immediato è stato per me il richiamo alla mente del motto dei Benedettini “Ora et Labora” locuzione latina che, tradotta letteralmente, significa prega e lavora. Espressione che ben riassume i due momenti che, in un rapporto equilibrato tra preghiera e lavoro, scandivano le giornate nelle comunità religiose dal medioevo in poi. Nel silenzio dei chiostri, migliaia di monaci hanno contribuito a costruire, con il loro paziente lavoro, l'Europa, salvando opere d'arte, opere letterarie, dissodando regioni intere e contribuendo in modo determinante ad amalgamare la cultura greco-romana e quella dei nuovi popoli conquistatori. Alcuni ordini, come i Cistercensi, intesero il labora come curare direttamente i lavori agricoli e divennero, perciò, protagonisti delle bonifiche e della circolazione di una cultura agricola delle diverse parti dell'occidente europeo (ad esempio il diffondersi delle marcite); altri, come gli Umiliati, ad attività come la produzione dei panni di lana utilizzando anche, come fonte di energia, le ruote idrauliche con avvio di attività che possono essere considerate una anticipazione di quelle proto industriali. Voglio richiamare quattro delle Regole di vita, buone non solo per i monaci ma anche per i laici, credenti e non credenti, sempre e più che mai attualissime: 1. Ora! perché nella preghiera vi sono la confessione della nostra finitudine (condizione dell’essere finiti, limitati, imperfetti) e la sconfessione della pretesa di onnipotenza; 2. Labora, cioè assumiti le tue responsabilità in ordine al miglioramento del mondo; 3. Conversatio, cioè la disponibilità a cambiare abitudini e stili di vita, in coerenza con l’Ora et Labora; 4. Stabilitas loci, che un tempo era il no al vagabondaggio da un convento all’altro, mentre oggi  il no al surfing su esperienze ed emozioni virtuali sempre diverse, senza costruire un’unità interiore, senza prendere radici con persone e cose in situazioni reali, senza fare i conti con le nostre responsabilità personali verso il presente storico. (da Frate Indovino di marzo 2017/n.3).

       I Radionici Callegariani potrebbero essere un nuovo Ordine (certamente non di monaci Benedettini) fatto di uomini che si vogliono dedicare allo studio, alla ricerca, alla sperimentazione ed alle applicazioni fondate sull’opera scientifica e sociale nonché sugli strumenti che Giambattista Callegari ci ha lasciato unitamente al suo credo “Pro Scienza e Socialità”.

           L’Oratorio è l’ambiente (o complesso di ambienti), solitamente attiguo alla chiesa parrocchiale, in cui bambini e ragazzi svolgono attività ricreative, culturali e spirituali. Il nostro oratorio è proprio là dove è nata, è vissuta e continua a vivere la Radionica di Giambattista Callegari, è come un laboratorio, ricco degli strumenti scientifici della Radionica e Radiobiologia Callegari (quelli storici e quelli più recenti ed attuali).

           Ecco che ORATORIO e LABORATORIO danno luogo ad un felice insieme in cui è possibile coniugare ed armonizzare momenti privilegiati di studio, ricerca, sperimentazione, ascolto, lettura, riflessione, meditazione intima e corale. Il che significa introdurre, nella realtà quotidiana di chi li vive, un angolo di tempo semplice, tranquillo e gioioso che  avvicina alle cose non attraverso la fretta di chi vuole divorare e consumare tutto, ma attraverso la calma di chi aspetta di ricevere un dono.

           Istintivamente (forse anche perché porto in me le belle giornate trascorse ad ottobre 2012 a Cava de’ Tirreni in occasione del Sud Salus 2012, in mezzo agli ulivi del Chiostro della Basilica di San Francesco e Sant’Antonio) ho visto nell’ULIVO il simbolo che meglio riesce a rappresentare questa iniziativa.

L’ulivo è una pianta antica, secolare e maestosa, assai importante per la sopravvivenza dell’uomo; con il passare del tempo ha assunto significati simbolici e mitologici, e viene sempre comunque associata al bene, quale portatrice di salute, bellezza e ricchezza.

           Sia i popoli orientali che quelli europei hanno sempre considerato questa pianta un simbolo della pace e del benessere. Oggi è anche simbolo del Mediterraneo ed il rametto di ulivo fa parte anche dello stemma di Padna, un paese situato nell’entroterra di Pirano, nella parte dell'Istria slovena ( in italiano Padena).

           I Greci antichi consideravano l’olivo una pianta sacra e la usavano per fare delle corone con cui cingevano gli atleti vincitori delle olimpiadi. Adoperavano l’olio nei templi, con esso spalmavano gli atleti vincitori di gare ed era considerato come un grande dono. A quel tempo la pianta non era ancora l’ulivo coltivato ma il suo progenitore selvatico, l’oleastro. Secondo il mito, ci pensò Atena a trasformare la pianta selvatica in pianta coltivata e da quel momento essa divenne sacra alla Vergine Atena e di conseguenza divenne anche simbolo di castità.

           Per i Romani era simbolo insigne per uomini illustri. Per gli Ebrei l'ulivo era simbolo della giustizia e della sapienza.

           Nella religione cristiana la pianta d'ulivo assume diversi significati. In particolare, simboleggia il vincolo tra l’uomo e dio.

           Nella Genesi si racconta che Noè, passati i 40 giorni del diluvio universale, per accertarsi che le acque si fossero ritirate liberò prima un corvo e poi una colomba, ma entrambi, dopo poco tempo, ritornarono all’Arca: segno che non avevano trovato nemmeno un lembo di terra dove posarsi. Dopo una settimana liberò di nuovo la colomba e questa volta essa ritornò con un ramoscello d’olivo nel becco per annunciargli che la terra ed il cielo si erano riconciliati.

           Da quel momento l’ulivo assunse un duplice significato: diventò il simbolo della rigenerazione, perché, dopo la distruzione operata dal diluvio, la terra tornava a fiorire; diventò anche simbolo di pace perché attestava la fine del castigo e la riconciliazione di Dio con gli uomini.  

           Ambedue i simboli sono celebrati nella festa cristiana delle Palme dove l’ulivo sta a rappresentare il Cristo stesso che, attraverso il suo sacrificio, diventa strumento di riconciliazione e di pace per tutta l’umanità. In questa ottica, l’ulivo diventa una pianta sacra e sacro è anche l’olio che viene dal suo frutto, le olive.

           Usato una volta per alimentare le lucerne, ha assunto poi un significato del tutto particolare. Come nella lucerna, bruciando, diventava strumento di luce, così, nei riti dell’unzione, esso poteva accendere la luce divina in colui che veniva unto. Per tale motivo re e sacerdoti venivano consacrati con la cerimonia dell’unzione, e numerosi sono gli esempi narrati nella Bibbia.

           L’unzione, quindi, introduce alla sfera divina e simboleggia la presenza del Signore, e con questo significato viene ancora usata in numerose cerimonie della liturgia cristiana come il battesimo, la cresima, l’ordine sacerdotale, l’estrema unzione.

           La simbologia dell'ulivo si ritrova anche nei Vangeli: Gesù fu ricevuto calorosamente dalla folla che agitava foglie di palma e ramoscelli d'ulivo; nell'Orto degli Ulivi egli trascorse le ultime ore prima della Passione. E la forza e la vitalità di queste piante lo aiutarono a rinnovare la sua forza fisica e spirituale di fronte alla dura prova che lo attendeva, la crocifissione. Ulivo, quindi, simbolo di una morte apparente e successiva rinascita, simbolo di coloro che spendono tutte le proprie energie per servire gli altri e compiere il proprio dovere, proprio come Gesù.

                    Ma l’olivo e l’olio non sono sacri solo ai Cristiani. Anche per i Musulmani questa pianta ha un valore particolare. Ne parla Maometto nel Corano: “Dio è la luce dei cieli e della terra. La sua luce è come quella di una lampada, collocata in una nicchia entro un vaso di cristallo simile a una scintillante stella e accesa grazie a un albero benedetto, un olivo che non sta a oriente né a occidente, il cui olio illuminerebbe anche se non toccasse fuoco” (Surat sulla Luce XXIV).

           In definitiva, l’ulivo assume, così come nella religione anche in tanti altri campi, tra i quali la Naturopatia e le medicine complementari, un valore simbolico molto forte. E’ archetipo del rinnovamento, del cambiamento, della rinascita, della pace e della giustizia, della sapienza e della castità, della forza vitale capace di rigenerare nuova vita.

           L’energia vitale dell’ulivo aiuta a recuperare le energie fisiche e mentali. A tale proposito ricordiamo Edward Bach, padre della Floriterapia, che dall’ulivo ha ricavato un rimedio floriterapico particolarmente utile a combattere stanchezza ed esaurimento fisico, mentale, emotivo. 

           Rilassarsi sotto un albero di ulivo consente di apprezzare gli effetti benefici dell’ energia che esso ci regala.

           Benvenuti all’Oratorio!

 Il Presidente e Direttore Scientifico

prof.ing.Giuseppe Callegari

                                                                                         

 

 

 

 

 

Pro Scienza e Socialità

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